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Orgoglio tricolore: i pro player italiani che fanno tremare il mondo degli esport

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Orgoglio tricolore: i pro player italiani che fanno tremare il mondo degli esport

Quando si parla di esport a livello globale, i nomi che vengono in mente sono spesso coreani, americani o nordeuropei. Eppure, se si guarda con più attenzione, tra le fila dei migliori competitori al mondo si nascondono sempre più italiani — ragazzi e ragazze cresciuti tra una partita a calcetto e una sessione notturna davanti allo schermo, che hanno trasformato la passione in una vera e propria carriera professionale.

Noi di BeGameStar ci siamo messi sulle loro tracce, e quello che abbiamo trovato ci ha riempito di un bel po' di orgoglio nazionale.

Da Twitch al palcoscenico mondiale: il percorso dei nostri campioni

La storia tipica di un pro player italiano comincia spesso in modo piuttosto umile: una connessione internet non sempre stabile, un PC assemblato pezzo per pezzo risparmiando la paghetta, e ore e ore passate ad affinare le meccaniche di gioco mentre il resto della famiglia dorme. Non c'è glamour in questa fase — solo dedizione pura.

Prendiamo il caso di giocatori come quelli che militano nei roster di team italiani strutturati in titoli come Valorant, League of Legends e FIFA (oggi EA Sports FC). Molti di loro hanno iniziato in tornei locali organizzati da piccole community, spesso senza nemmeno un premio in denaro degno di nota. L'obiettivo era solo migliorare, confrontarsi, crescere.

Il salto di qualità arriva quando questi talenti finiscono nel mirino degli scout europei. E qui emerge uno dei problemi storici della scena italiana: la mancanza di strutture professionali sul territorio che permettano ai giocatori di svilupparsi senza dover emigrare all'estero.

Le sfide di essere italiano negli esport

Essere un pro player italiano nel 2024 non è una passeggiata. La scena locale, pur essendo cresciuta enormemente negli ultimi anni, sconta ancora un ritardo rispetto a paesi come Francia, Germania o Spagna in termini di investimenti, sponsorizzazioni e infrastrutture. Molti dei nostri migliori talenti sono costretti a trasferirsi in hub europei come Berlino o Madrid per trovare team disposti a investire su di loro.

C'è poi la questione culturale: in Italia, la carriera da gamer professionista viene ancora guardata con un certo scetticismo da una parte della società. "Ma quando ti trovi un lavoro vero?" è una domanda che quasi ogni pro player italiano ha sentito almeno una volta dai parenti durante le cene di famiglia. Eppure, i numeri parlano chiaro: i prize pool dei tornei internazionali si contano in milioni di dollari, e i migliori giocatori guadagnano stipendi da capogiro.

Storie di successo che ispirano

Nonostante le difficoltà, le storie di successo non mancano. Nel mondo di CS2 (ex CS:GO), diversi italiani hanno militato e militano tuttora in team di primissima fascia europei, dimostrando che il talento nostrano può competere alla pari con quello di qualsiasi altra nazione.

Nel panorama di EA Sports FC, il calcio virtuale è da sempre un territorio fertile per i giocatori italiani — e non potrebbe essere altrimenti, visto il DNA calcistico del paese. I tornei nazionali e le qualificazioni alle competizioni mondiali hanno visto negli ultimi anni un livello tecnico sempre più elevato, con alcuni rappresentanti italiani che si sono spinti fino alle fasi finali delle competizioni globali.

Anche nel mondo dei fighting game — uno dei settori esport meno mainstream ma con una community appassionatissima — l'Italia ha i suoi campioni. Tornei come l'EVO hanno visto la presenza di giocatori italiani competere contro i migliori del mondo in titoli come Street Fighter e Tekken.

La nuova generazione bussa alla porta

La cosa più entusiasmante, però, è guardare a chi sta arrivando. I giovanissimi — parliamo di ragazzi tra i 16 e i 20 anni — si stanno affacciando alla scena competitiva con una preparazione e una mentalità completamente diverse rispetto alle generazioni precedenti. Cresciuti con YouTube, Twitch e una quantità sterminata di contenuti educativi sul gaming competitivo, questi nuovi talenti bruciano le tappe a una velocità impressionante.

L'ecosistema sta cambiando anche grazie a iniziative come i campionati studenteschi di esport, che stanno prendendo piede in diverse scuole e università italiane. Creare un percorso strutturato dalla base verso il professionismo è esattamente ciò di cui la scena italiana ha bisogno per fare il definitivo salto di qualità.

Il futuro è tricolore

Noi di BeGameStar siamo convinti che i prossimi anni saranno decisivi per il gaming competitivo italiano. Gli investimenti stanno arrivando, le strutture si stanno costruendo, e soprattutto il talento — quello non è mai mancato. Quello che serve è un sistema che sappia valorizzarlo, supportarlo e portarlo sul palcoscenico che merita.

Intanto, ogni volta che un italiano sale su un palco internazionale con la bandiera tricolore sul profilo, è una piccola vittoria per tutti noi. E di queste vittorie, ve lo promettiamo, continueremo a raccontarvi ogni singola una.

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