Joystick verde: l'industria videoludica italiana punta sulla sostenibilità
Il gaming è spesso presentato come un'attività pulita: niente emissioni dirette, niente trasporti fisici (almeno per i giochi digitali), niente fabbriche fumanti. Ma la realtà è più complessa di così. Dietro ogni partita online c'è un data center che gira 24 ore su 24. Dietro ogni controller c'è una filiera produttiva. Dietro ogni grande evento esport c'è un consumo energetico significativo. L'industria videoludica mondiale genera un'impronta ambientale enorme, e l'Italia non fa eccezione.
La buona notizia è che la consapevolezza cresce. E con essa, le iniziative concrete. Vediamo cosa sta succedendo nel nostro Paese.
Il problema che non si vede
Prima di parlare di soluzioni, vale la pena capire la dimensione del problema. I data center che ospitano i server dei giochi online sono tra i maggiori consumatori di elettricità al mondo. Secondo alcune stime, l'industria gaming globale contribuisce a oltre 30 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno — una cifra che include produzione hardware, infrastrutture digitali, distribuzione fisica e consumo energetico degli utenti.
In Italia, il mercato videoludico vale oggi oltre 2 miliardi di euro l'anno e conta più di 15 milioni di giocatori attivi. Anche solo considerando il consumo energetico medio di una sessione di gioco su console o PC, i numeri diventano rilevanti su scala nazionale.
C'è poi la questione dell'hardware obsoleto. Console e PC vengono aggiornati con cicli sempre più brevi, generando tonnellate di rifiuti elettronici. In Italia, la gestione dell'e-waste rimane un problema aperto, con sistemi di raccolta differenziata che faticano a tenere il passo con i volumi prodotti.
Gli sviluppatori italiani che guardano al futuro
Alcuni studi di sviluppo italiani hanno iniziato a integrare la sostenibilità non solo nelle pratiche operative, ma nei valori fondanti del loro lavoro.
34BigThings, lo studio torinese noto per la serie Redout, ha adottato una politica di remote working strutturata che ha ridotto significativamente le emissioni legate agli spostamenti dei dipendenti. Non è una scelta solo economica o organizzativa: il team l'ha comunicata apertamente come parte di un approccio più consapevole alla propria impronta ambientale.
Milestone, storico studio milanese specializzato in giochi di corse, ha avviato un percorso di certificazione ambientale per le proprie sedi e sta lavorando a una riduzione progressiva dell'uso di materiali plastici nei packaging fisici — una scelta che altri publisher internazionali stanno adottando ma che in Italia Milestone sta pionierando.
Più in piccolo, diversi studi indie italiani hanno scelto di distribuire i propri giochi esclusivamente in formato digitale, eliminando completamente la produzione fisica. Una scelta che ha motivazioni economiche ovvie, ma che ha anche un impatto ambientale positivo concreto.
Gli esport e la sfida degli eventi fisici
I tornei esport presentano una sfida particolare. Gli eventi di grande scala — con migliaia di spettatori, palchi illuminati, schermi giganti, attrezzature audio-video professionali — consumano energia in quantità significative. E spesso si svolgono in strutture non progettate per minimizzare l'impatto ambientale.
In Italia, alcune organizzazioni stanno però iniziando a muoversi. PG Esports, una delle realtà più strutturate del panorama esport italiano, ha dichiarato di voler adottare entro il 2025 criteri di sostenibilità nella scelta delle venue per i propri eventi, privilegiando strutture con certificazioni energetiche elevate e sistemi di gestione dei rifiuti efficienti.
Ancora più interessante è l'iniziativa di alcune LAN party regionali italiane che hanno iniziato a calcolare e compensare le proprie emissioni di CO₂ attraverso programmi di forestazione. Non è una soluzione definitiva — la compensazione non equivale alla riduzione — ma è un segnale che la cultura della responsabilità ambientale sta penetrando anche negli strati più grassroots della scena gaming italiana.
Il gaming come strumento di sensibilizzazione
C'è poi un aspetto spesso trascurato: i videogiochi come mezzo di comunicazione ambientale. Alcuni sviluppatori italiani stanno usando i propri titoli per raccontare storie legate all'ecologia, ai cambiamenti climatici, al rapporto tra uomo e natura.
Firewatch non è italiano, ma titoli come Alba: A Wildlife Adventure (sviluppato da ustwo games con contributi creativi di talenti italiani) mostrano come sia possibile costruire esperienze di gioco che mettono la natura al centro senza essere didascaliche o pesanti. Il messaggio passa attraverso la bellezza, non attraverso la predica.
In Italia, diversi studi indie stanno esplorando temi ambientali nei loro progetti in sviluppo. Non è ancora una tendenza dominante, ma è presente — e il fatto che emerga spontaneamente, senza pressioni esterne, suggerisce che si tratta di una direzione autentica.
La community: il motore del cambiamento
Uno degli aspetti più interessanti di questa trasformazione è che spesso parte dal basso. I giocatori italiani, soprattutto le generazioni più giovani, sono sempre più attenti ai valori dei brand con cui si identificano. Una community che sceglie attivamente di supportare studi con pratiche sostenibili manda un segnale forte al mercato.
Su forum, Discord e canali social italiani dedicati al gaming si moltiplicano le discussioni sull'impatto ambientale dell'industria. Non è ancora mainstream, ma il fatto che la conversazione esista è già un passo avanti rispetto a pochi anni fa, quando il tema era praticamente assente.
Cosa manca ancora
Sarebbe disonesto dipingere un quadro tutto roseo. La realtà è che l'industria videoludica italiana — come quella globale — è ancora lontana da una vera svolta sostenibile. Mancano standard condivisi, mancano incentivi fiscali per le pratiche green nel settore digitale, manca una narrazione pubblica che colleghi in modo esplicito il gaming alla questione ambientale.
Ma i segnali ci sono. E nel gaming, come in molte cose, i cambiamenti più profondi iniziano spesso da segnali piccoli che poi, nel tempo, diventano tendenze impossibili da ignorare.
Noi di BeGameStar terremo gli occhi aperti. Perché un joystick verde, in fondo, può ancora fare la differenza.